La Medicina E’ Una Scienza Inesatta!
“Ho concluso che la medicina non è una vera scienza“.
“Tuttalpiù una scienza in progress”.
“Diciamo una scienza inesatta“.
Ma chi è che fa queste affermazione?
Uno pseudo-santone-olistico-del terzo millennio-spiritualista-post new age?
No. E’ invece il professor Enzo Soresi, 70 anni, tisiologo, anatomopatologo e oncologo, primario emerito di pneumologia al Niguarda di Milano.
Poi prosegue: “L’ho provato sulla mia pelle nel 1950. Ero basso di statura, come adesso, e mio padre si preoccupava. Eppure le premesse genetiche c’erano tutte: lui piccolo, mia madre piccola. Mi portò dal mitico professor Nicola Pende, endocrinologo che aveva pubblicato sei volumi sul timo come organo chiave dell’accrescimento. Pende mi visitò, mi palpò i testicoli e concluse: “Questo bambino ha il timo iperplastico, troppo grosso. Bisogna irradiarlo”. Se mio padre avesse seguito quel consiglio, sarei morto.
Questa è la medicina, ragazzi, non illudiamoci“.
Ti rendi conto di che tipo di affermazioni sta facendo il professor Soresi.
Ma non finita. Soresi studia il cervello da oltre 30 anni. Ecco alcune dei risultati delle sue ricerche direttamente dal suo racconto.
“Le faccio un esempio di come il cervello da solo può curare una patologia?
Avevo un paziente affetto da asma, ossessivo nel riferire i sintomi. Più gli davo terapie, più peggiorava.
Torna dopo tre mesi: “Sono guarito”. Gli dico: senta, non abbassi la guardia, perché dall’asma non si guarisce.
“No, no”, risponde lui, “avevo il malocchio e una fattucchiera del mio paese me l’ha tolto infilandomi gli spilloni nel materasso”.
La manderei da un esperto in malocchi, replico io. E riesco a spedirlo dallo psichiatra Tullio Gasperoni. Il quale accerta che il paziente era in delirio psicotico.
Conclusione: da delirante stava bene, da presunto normale gli tornava l’asma.
Altro esempio.
“Donna di altissimo livello culturale, fumatrice accanita. Il marito, un imprenditore fratello di un noto politico, la tradiva sfrontatamente con una giovane amante.
Quando la informai che aveva un tumore polmonare, mi raggelò: “Non m’interessa. L’importante è che lo dica a mio marito”.
Cosa che feci, anche in maniera piuttosto teatrale.
Lui scoppiò a piangere, lei sfoderò un sorriso trionfale.
È evidente che due anni di stress violento avevano provocato nella donna un abbassamento delle difese immunitarie.
Almeno morì contenta, sei mesi dopo”.
E ancora.
“Una cara amica con bronchiettasie bilaterali. Antibiotici su antibiotici.
Qual era il movente? Non andava più d’accordo col marito.
Per due anni non la vedo.
La cerco al telefono: “Enzo, mi sono separata, vado in chiesa tutte le mattine, sto bene”.
L’assetto psichico stabilizzato le ha consentito di ritrovare la salute”.
“Colf di 55 anni, origine salernitana, tradizionalista. Mai un giorno di malattia.
La figlia le dice: “Vado in Inghilterra a fare la cameriera”.
stress di 10 giorni, ginocchio gonfio così.
La lastra evidenzia un’artrosi della tibia: non s’era mai attivata, ma al momento del disagio mentale è esplosa.
C’è voluto un intervento chirurgico”.
In un articolo dello scoro anno sottolineavo quanto, lo stress e l’ansia protratti nel tempo, generino forme diverse di malattia.
Il professor Soresi però, ha anche altre storie interessanti da raccontare, come quella relativa ai sogni premonitori.
“Viene da me uno psichiatra milanese, forte fumatore, con dolori scheletrici bestiali.
Mi racconta d’aver sognato la sua tomba con la data della morte sulla lapide. Lastra e Tac negative.
Era un tumore polmonare occulto, con metastasi ossee diffuse.
Morì esattamente nel giorno che aveva sognato.
Del resto lo psicoanalista Carl Gustav Jung mentre dormiva avvertì un forte colpo alla nuca, dopodiché gli apparve in sogno un amico che gli disse: “Mi sono sparato. Ho lasciato il testamento nel secondo scaffale della libreria”.
L’indomani andò a casa dell’amico: s’era suicidato e la busta era nel posto indicato”.
E’ indubbiamente una persona che ha fatto delle proprie esperienze di vita dolorose, le risorse per, non solo andare avanti, ma per rendere la vita degli altri, migliore, come puoi intuire da queste parole.
“Nel 1971 ho sofferto moltissimo per la morte di mia moglie Marisa, uccisa da un linfogranuloma a 33 anni.
Devo tutto a lei.
Era una pittrice figurativa che andò a studiare negli Stati Uniti appena sedicenne e indossava i jeans quando a Milano non si sapeva manco che esistessero.
La malattia cambiò la sua arte. Cominciò a dipingere corpi sfilacciati, cuori gettati sopra le montagne.
Fu irradiata in maniera scorretta da un grande radioterapista dell’epoca, per cui nell’ultimo anno di vita rimase paralizzata.
Nostro figlio Nicolò, nato nel 1968, l’ho cresciuto io.
Marisa mi ha lasciato un modello perfetto: un bambino che riesce a sopportare persino la perdita più straziante solo perché la mamma ha saputo far sviluppare armonicamente il suo cervello nei primi tre anni di vita”.
Soresi infatti afferma che
“Alla nascita il cervello non sarà ancora programmato, bensì in fase evolutiva.
L’interazione con l’ambiente lo strutturerà.
Ora facciamo l’ipotesi che un neonato abbia la cataratta: se non viene operato entro tre mesi, i neuroni specifici della vista non si attivano e quel bimbo non vedrà bene per il resto della vita.
Oppure poniamo che la madre sia ansiosa e stressata, il padre ubriacone e manesco: lei capisce bene che i segnali ricevuti dal neonato sono ben diversi da quelli che sarebbero auspicabili.
E questo vale fino al terzo anno di vita, quando nasce il linguaggio, che attiva la coscienza del sé, e la persona assume una sua identità.
Di questi primi tre anni d’inconsapevolezza non sappiamo nulla, è una memoria implicita, un mondo sommerso al quale nessuno ha accesso, neanche l’interessato, neppure con la psicoanalisi.
Ma sono i tre anni che ci fanno muovere”.
John Bowlby di cui ti ho a più riprese parlato, affermava la stessa cosa.
Nei primi tre anni di vita si formano ciò che egli chiama Programmi Mentali Interni che stanno alla base degli stili di attaccamento.
Soresi si spinge anche più in la, definendo l’origine della salute e il modo per preservarla.
“La nostra salute dipende da un network formato da sistema endocrino, sistema immunitario e sistema nervoso centrale.
Il secondo ci difende e ci organizza la vita. Di più: ci tollera.
L’organo-mito è il linfocita, un particolare tipo di globulo bianco che risponde agli attacchi dei virus creando anticorpi.
Abbiamo 40 miliardi di linfociti. Quando si attivano, producono ormoni cerebrali. Questa si chiama Pnei, psiconeuroendocrinoimmunologia, una nuova grande scienza, trascurata dalla medicina perché nessuno è in grado di quantificare quanti neurotrasmettitori vengano liberati da un’emozione.
Non c’è limite alla plasticità cerebrale, non c’è limite alla neurogenesi.
Esiste un flusso continuo di cellule staminali prodotte dal cervello: chi non le utilizza, le perde.
Le premesse della longevità sono due:
1) camminare 40 minuti tre volte la settimana – altrimenti si blocca il ricambio delle cellule e non si libera un fattore di accrescimento, il Bdnf, che nutre il cervello,
2) studiare – quando ci impegniamo a leggere o a compilare le parole crociate, le staminali vengono catturate dalla zona dell’encefalo interessata a queste attività.
Per concludere voglio solo aggiungere che lentamente, campi diversi dello studio dell’uomo, si stanno intreccianto, il più delle volte confermandosi a vicenda, per fornirci una panoramica sul come realmente funzioniamo.
Psicologia, Medicina, Religione, Filosofia stanno convergendo verso un unico punto: siamo molto più di ciò che crediamo di essere.
Io, per mio conto, sono in cammino per arrivare a comprenderlo e, mentre mi godo il viaggio, incontro persone con le quali condivido ciò che ho scoperto, le informazioni che ho raccolto e invitandole, ad iniziare, non il cammino che sto compiendo io, ma il proprio.
Ognuno ha la sua strada da seguire, nei modi a lui/più congeniali e idonei.
E tu, hai già iniziato il tuo percorso?
Articolo liberamente tratto da una pubblicazione su IlGiornale.it.
Soresi è autore di un libro che è già alla quarta ristampa “Il Cervello Anarchico”.
Se desideri porre delle domande direttamente al professor Soresi, vai a questo indirizzo.

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01. lug, 2008 








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