La Percezione Della Realtà
Chiunque si occupi di comunicazione a livello professionale o chiunque segua percorsi di sviluppo personale, si sarà imbattuto nell’affermazione che la "la mappa non è la realtà", intesa come, ciò che pensiamo è solo una rappresentazione di ciò che è la realtà e ogni persona ha la sua particolare mappa della realtà.
Questo implica che due persone che vivono una stessa esperienza, verrà percepita in due modi diversi. Ognuno la vivrà e se la ricordarà a proprio modo.
Questo fatto è dovuto ad una serie di filtri percettivi che, essendo del tutto personali e soggettivi, filtrano i dati (la realtà che ci circonda) lasciandone passare alcuni, e trattenendone altri.
Essendo questi filtri diversi da persona a persona, ognuno farà "penetrare" dentro di se solo un certo numero e un certo tipo di dati, che andranno a fomare la sua esperienza.
Questo, è oggi dimostrato da uno studio dell’Università di Oxford dove, un gruppo di neuroscienziati guidati da Jan Schnupp, ha studiando come, orecchio e cervello, interagiscono per creare l’ambiente acustico.
Secondo la ricerca, la parte del cervello che elabora i suoni, la corteccia uditiva, si adatta al mondo che ci circonda man mano che cresciamo, e risulta per questo diversa in ciascuno di noi.
Se infatti, prendessimo in prestito il sistema orecchio-corteccia auditiva di un’altra persona, tutti i suoni ci sembrerebbero diversi da quelli cui siamo abituati, e avremmo difficoltà anche a localizzarne le fonti. Il nostro cervello dovrebbe imparare nuovamente a identificarli e localizzarli.
E’ emerso inoltre che la reazione della corteccia uditiva a uno stimolo sonoro non è solo determinata dalle proprietà acustiche, ma anche dal modo in cui queste variano.
I neuroni che la compongono riescono infatti ad adattarsi ai suoni che maggiormente si presentano, alle loro variazioni.
Anche se siamo non siamo abituati a prestare attenzione ai suoni degli ambienti che frequentiamo, questi in veritò hanno frequenze e toni che cambiano costantemente (basta che poni attenzione a ciò che senti ora o in uno degli ambienti che maggiormente frequenti, per rendertene conto.)
Praticamente l’ambiente che frequentiamo maggiormente (quindi i tipi di suoni/rumori che più di frequente il nostro cervello deve elaborare) influenza la percezione dei suoni stessi, in pratica, l’ambiente condiziona lo sviluppo e la creazione della nostra realtà interiore.
Questa influenza quindi non è solo psicologica, ma sempre secondo questo studio, apporta modifiche "fisiche", "strutturali", al nostro cervello.
Il mio quesito è: "Una volta modificate le cellule del mio cervello, posso, cambiando le condizioni di vita (ambientali per esempio), modificarle ulteriormente, e cambiare il modo in cui percepisco la realtà e costruisco il mio mondo interiore, oppure c’è un limite di tempo o di quantità di esperienze oltre le quali, ‘ciò che è stato è stato’?"
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01. feb, 2008 








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