La Via della Realizzazione
Questa storia ha inizio in un freddo Novembre di 37 anni fa. In una sala operatoria qualsiasi nacque un bambino normale a cui sarebbe toccata una vita "normale" se non fosse stato per il fatto che, molto precocemente, si dimostrò particolarmente curioso e sensibile, due qualità che avrebbero fatto la differenza.
In male, durante le prime fasi del suo sviluppo.
In bene, successivamente.
Il bambino ebbe un’infanzia "normale", durante la quale, la sua sensibilità lo portò alla ricerca di amici ma, nello stesso istante, ad allontanarsi dagli stessi per tutelarsi da quelle sensazioni ed emozioni che non riusciva a gestire.
Ben presto il bambino divenne un adolescente e questa sensibilità divenne il suo più grande ostacolo alla costruzione di relazioni. Aveva pochi amici con i quali condividere passioni, e nessuno con i quali condividere pensieri ed emozioni.
La sua enorme cusiorità lo portò ad interrogarsi su se stesso e a cercare risposte sul perchè di ciò che provava e pensava.
Senza saperlo, l’adolescente si stava avviando in una strada che presto lo avrebbe messo a dura prova.
Gli anni passarono, ma dentro di se nulla migliorava. Le sue angoscie crescevano. La paura gli attanagliava le viscere e una strana idea prendeva forma dentro di se; l’embrione di un’idea che lo vedeva destinato a qualcosa di importante per gli altri.
Naturalmente questo pensiero venne scacciato ogni volta che emergeva, dalla sua difficoltà di relazionarsi con gli altri.
Questo adolescente creebbe ancora, diventando un ragazzo. Oramai in lui, le idee condivise dai suoi coetanei, mangiate e predigerite, entrarono a far parte del suo normale stato mentale.
Lavorare, guadagnare denaro, comperare auto, vestiti, scarpe, cellulari. Andare in vacanza in luoghi "alla moda". Il suo stato di angoscia però, non lo abbandonava mai.
Oramai, preso dal vortice della "normalità", le sue lunghe esplorazioni di se stesso, lasciarono il posto ad una volo superficiale su quel fiume incandescente di emozioni che scorreva nelle sue profondità, di cui riusciva solo a percepirne gli effetti.
Da anni infatti, il ragazzo soffriva di terribili fitte allo stomaco, che lo costringevano, almeno una volta a settimana, a distendersi in attesa che si calmassero.
Era diventata una consuetudine, quindi, "normale."
Un giorno, il ragazzo incontrò un Uomo. Era un uomo veramente strano. Non riusciva a spiegarne il motivo, ma sentì di doverlo seguire nella strada che stava percorrendo.
Più lo seguiva, più il ragazzo si sentiva meglio da un lato, e più dubbioso dall’altro. Molti dei quesiti adolescenziali, riemersero prepotenti, come se fossero sempre stati li in attesa di venir liberati.
Un giorno il ragazzo andò dall’Uomo e gli chiese di spiegargli come fare ciò che faceva lui.
L’Uomo lo guardò profondamente, sollevando le spalle e mostrando i palmi come ad indicare di non conoscere la risposta. Poi riprese il suo cammino.
Il ragazzo rimase un attimo spiazziato. Non si aspettava una risposta del genere. Era convinto che l’Uomo sapesse quello che stava facendo. I dubbi lo assalirono come predoni in attesa sulle colline. Mille e più pensieri affollarono la sua mente. Tutti gli suggerivano che quell’Uomo era un buffone. Nonostante tutto, qualcosa lo spinse a seguirlo.
Il tempo passò e il ragazzo avvertì un sentimento profondo nascere in lui. Era la prima volta che qualcuno lo trattava come una persona, senza giudizio. Poteva dire e fare quello che voleva. L’Uomo lo avrebbe comunque accolto. Sentì di aver finalmente trovato il modo per liberarsi dalle sue paure.
Si avvicinò all’Uomo e gli chiese come potesse riuscire a non giudicare gli altri. Voleva diventare come lui.
L’Uomo lo guardò profondamente, sollevando le spalle e mostrando i palmi come ad indicare di non conoscere la risposta. Poi riprese il suo cammino.
Questa volta il ragazzo lo seguì immediatamente. Sapeva che avrebbe capito soltanto seguendolo e ascoltandolo.
Intanto dentro di lui, le sue emozioni stavano maturando lentamente. Il non giudizio e l’accettazione incondizionata, generarono il giusto ambiente nel quale egli, quasi senza accorgersene divenne un giovane adulto.
Più seguiva l’Uomo, più sentiva che era quello ciò che desiderava fare. Così sotto l’influsso di questa potente spinta, si avvicinò all’Uomo desiderando fargli sentire quanto lo ammirasse e chiedendogli come poter diventare come lui.
L’Uomo lo guardò profondamente, sollevando le spalle e mostrando i palmi come ad indicare di non conoscere la risposta. Poi riprese il suo cammino.
Anche questa volta, il giovane adulto, ormai avvezzo a questo sistema di insegnamento, iniziò a seguirlo.
Fatti tre passi però, sentì una forte sensazione che lo costrinse a bloccarsi di colpo, nello stesso momento in cui lo fece anche l’Uomo.
Lo guardò un istante mentre lui continuava a dargli le spalle. Poi, senza una decisione consapevolte, ruotò di circa 45° a destra e prese a camminare.
Quando lo raggiunse, l’Uomo lo guardò negli occhi, fece un piccolo accenno con la testa e ripresero a camminare insieme. E così, man a mano che procedevano, si allontanavano sempre di più l’uno dall’altro.
Ad un certo momento il giovane adulto si sentì chiamare.
"Maestro, come faccio a fare quello che fai tu?"
Solo allora comprese profondamente tutto ciò che era accaduto.
Guardò profondamente negli occhi il ragazzo, e sollevando le spalle mostrando i palmi, si girò e riprese il suo cammino, mentre il ragazzo prese a camminare dietro di lui.
Didicato al mio Maestro

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24. dic, 2007 








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