L’Aura Mistica della Psicologia: L’Essere Umano è Più di Questo

Sono fermamente convinto di una cosa.

Quando l’aura di “reverenza” nei confronti dei considetti conoscitori della mente umana verrà abbattuta, tutti trarranno vantaggio dalle scoperte sul funzionamento dell’uomo.

Soprattutto diverrà chiaro che la conoscenza di noi stessi non può, ne deve essere in mano ad altri.

Einstein affermava che “Un problema non può essere risolto allo stesso livello di pensiero che lo ha generato”.

Ciò significa che, in determinate situazioni, occorre l’aiuto di qualcuno che, grazie al fatto di non essere noi (lo stesso livello di pensiero), può vedere soluzioni, meglio ancora alternative, per uscire dalla situazione.

Ma questo non basta.

Spesso le persone si fermano a questo livello, “regalando” il proprio potere personale a qualcun altro (psicologo, psichiatra, medico, amico, marito, moglie, ecc.) impedendosi di salire al prossimo livello, quello nel quale è in grado, da sola, di comprendersi e disidentificarsi, di uscire da quello stato di coscienza limitante.

Purtroppo molti, complici gli stessi psicologi (non tutti ovviamente), diventano dipendendi da un qualcosa di “esterno a se”, dall’aiuto di quel professionista, senza il quale si sentono impotenti.

Il compito di tutti coloro che hanno a che fare con le persone nella condizione particolare di aiuto, è quello di EDUCATORI.

Il significato originale ed etimologico della parola educazione viene dal latino e-ducere che significa letteralmente condurre fuori, quindi liberare, far venire alla luce qualcosa che è nascosto (fonte Wikipedia).

Quindi, contrariamente a quello che si pensa, lo psicologo, ma anche l’insegnante, il formatore, il coach, il genitore devono tirar fuori ciò che sta già dentro, e non mettere dentro idee, concetti, convinzioni proprie.

Troppo spesso, in questi professionisti c’è la tendenza a far “rientrare” la persona che si rivolge a loro, in uno schema pre-stabilito, limitando se stesse dal comprendere chi hanno di fronte, e la la persona stessa a capire la propria unicità, e accedere a quell’enorme contenitore di risorse, dove la soluzione è già presente (educare).

Naturalmente di fondamentale importanza la conoscenza di modelli a cui riferirsi per “interpretare” i segnali che la persona invia.

Questi modelli hanno però la funzione di mappe. Permettono al professionista di orientarsi in questo magnifico e variegato mondo che è la persona che hanno di fronte.

Devono altresì ricordarsi, che il modello che utilizzano, non è la persona. Il loro compito non è quello di far “rientrare” l’unicità della persona nel modello che adottano, ma capire quanto, il modello che stanno adottando possa fare al coso loro e, contemporaneamente, pronti ad adottarne un altro, nel momento stesso in cui diventa inutile per orientarsi.

Altrimenti, è come se ci trovassimo a Roma, con la mappa stradale di Milano e chiamare il Colosseo, Duomo, solo perchè, nella nostra mappa è riportata una struttura simili che si chiama Duomo.

Ridicolo vero?

Eppure quello che molti tendono a fare. Usare i modelli creati per “capire” l’uomo come se fossero reali, come se l’essere umano fosse proprio così.

E’ per questo che il mio lavoro ruota intorno a “tirar fuori” il proprio progetto di vita, la propria direzione, quella che sia, e seguirla.

Solo noi sappiamo cosa fare e come fare per realizzarci. Basta avere l’occasione e gli strumenti giusti per individuare la direzione.

Il resto è una conseguenza di questa consapevolezza.

Moreno

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