Mi piacerebbe…Ma Non Ho Tempo!
“C’era una volta un boscaiolo da tutti ritenuto un gran lavoratore.
Si alzava prestissimo la mattina e terminava molto tardi la sera. Nonostante questo, molti suoi clienti di lamentavano perchè tardava sempre le consegne del legname.
Un giorno, stanco di questi continui ritardi, un cliente andò dal boscaiolo per lamentarsi e capire come riuscisse, nonostante il suo impegno quotidiano, a ritardare le scadenze.
Si appostò dietro un enorme tronco e ossercò ll boscaiolo abbattere due, tre, quattro alberi in tempi record.
Lo vide poi prendere una sega ed iniziare a tagliare i tronchi abbattutti.
E li, il misterò si svelò. I denti della sega, dal tanto uso, avevano perduto l’affilatura, per cui il boscaiolo, faticava e perdeva molto più tempo del necessario.
Il cliente gli si avvicinò e disse: “Ma non lo vedi che stai faticando tantissimo e perdi più tempo del necessario. La tua sega ha praticamente tutti i denti consumanti. Perchè non la porti ad affilare?”
Il boscaiolo, tutto accaldanto e stanco, senza smettere di segare risposte “Ah si…non vedi che non ho tempo per farlo, guarda quanti alberi ho da segare”.
“Mi piacerebbe…ma non ho tempo!”
Quante volte lo hai sentito dire, o lo hai tu stesso espresso?
E’ vero che non hai tempo?
Si, vero. Non hai tempo per fare alcune cose, ma ne hai per farne altre.
Ti sei mai chiesto come mai?
Facciamo un piccolo viaggio a ritroso, alla scoperta della “nascita del tempo”.
La prima organizzazione del tempo è quella legata al ciclo giorno/notte seguito subito dopo dalle fasi lunari e dal ciclo delle stagioni.
L’utilizzo dei calendari come misura del trascorrere del tempo nasce dall’osservazione dei corpi celesti.
Direttamente collegato a questi, c’è il tempo del contadino, articolato in stagioni, generazioni, scandito da nascite, matrimoni e funerali.
Tutto questo molto a “portata d’uomo”.
Le pianificazione in questa organizzazione del tempo, ha distanze temporali lunghe. Quando un contadito prevedeva l’acquisizione, che so di un terreno, la sua pianificazione considerava lunghi periodi (anni), sostenuti da un costante, continuativo e duro lavoro giornaliero.
Gli investimenti venivano pianificati anche in base al crescere della famiglia e quindi alla disponibilità di “braccia” supplementari.
In questo tempo, il contadino gestisce il suo mondo molto meglio di ciò che può fare oggi un lavoratore medio, avendo tutto sotto il suo controllo e pianificando il futuro, con particolare attenzione alla realtà presente.
I ritmi sono lenti, seguono i cicli della natura.
Con l’arrivo dell’industrializzazione, il tempo cambia.
Le prime fabbriche avevano l’esigenza di far lavorare contemporaneamente più persone e quindi di standardizzare il tempo in modo che fosse “uguale per tutti”.
Nasce così l’idea di entrare ed uscire tutti ad uno stesso orario.
Il tempo lavorativo e non, è oragnizzato in ore, e si fa autonomo rispetto alla natura (le stagioni, il clima, il terreno).
L’uomo viene allontanato dai ritmi della natura, quindi dai suoi ritmi.
Il progresso va avanti.
Si costruiscono macchine sempre più “automatizzate”, in grado di eseguire il lavoro di “cento uomini”.
Questo porta con se una doppia polarità:
1. liberazione di compiti gravosi e disumani all’interno delle fabbriche
2. perdita di posti di lavoro.
Nasce quindi per la tecnologia industriale, e successivamente si sposta su quella informatica (computer ed internet) questo conflitto interiore: paura per la perdita della propria “importanza” e possibilità di lavoro, e gioia nell’eliminare compiti gravosi, ripetitivi e quindi noiosi.
Dallo sviluppo quindi dell’automazione, l’uomo si è sempre diviso in due schieramenti:
1. coloro che sostengono l’importantza del progresso e ne sottolineano i vantaggi
2. coloro che, sottolineando gli svantaggi dello stesso, ne proclamavano il rallentamento se non, il ritorno ad ipotetici “stati precedenti”, migliori e più umani.
Il vantaggio ipotetico dello sviluppo di macchine in grado di svolgere più lavoro nell’unità di tempo è quello di liberare tempo e creatività nell’uomo.
Nel momento in cui non è più costretto a lavori pesanti e ripetitivi, dispone di più tempo per se stesso e per dare libertà alla sua indole creativa.
Queste sono le ragioni a sostegno del progresso.
Purtroppo non è ciò che è avvenuto, ne che sta avvenendo.
L’era informatica ha accellerato tantissimo il progresso. Ci sono stati più cambiamenti negli ultimi 10 anni che nei precedenti 50.
L’uomo, che non ha avuto il “tempo fisiologico” per assorbire il cambiamento, ha continuato ad usare la vecchia mentalità in un mondo completamente diverso, che cambia con una frequenza elevatissima.
Non abbiamo avuto tempo di modificare la nostro psicologia e i nostri comportamenti.
Invece di usare il tempo libero, prodotto dall’utilizzo delle nuove teconologie, per migliorare la qualità della sua vita, lo sta utilizzando per aumentare i suoi impegni giornalieri così, se prima poteva fare, in una giornata 5 cose, oggi grazie alle “macchine”, può farne, e purtroppo ne fa, 50.
Questo ha prodotto un aumento vertiginoso dei ritmi lavorativi. Il nuovo “male” moderno è lo stress, ossia il tentativo del nostro sistema di adattarsi ai cambiamenti esterni.
Purtroppo, essendo questi cambiamenti troppo rapidi (il sistema ha dei tempi fisiologici, allo stesso modo per cui occorre del tempo per digerire il nostro piatto preferito), siamo costantemente sovra-eccitati ed in uno stato costante di adattamento che non raggiunge mai, perchè sovracaricato da stimoli costanti.
Un ottimo libro che aiuta molto a capire cosa si può fare per migliorarare la qualità della nostra vita utilizzando le tecnologie oggi a disposizione, è il libro di Timothy Ferriss “4 Ore Alla Settimana”. E’ un gran colpo alle proprie convinzioni limitanti.
Oggi si afferma che la vera ricchezza sia il tempo.
Devi rallentare i ritmi con cui vivi le tue giornate. Dare più spazio ad attvità che ti gratifichino veramente.
Per questo ti suggerisco due strategie molto efficaci per riappropriarti del tuo tempo e per imparare a gestirlo.
Il primo ha lo scopo di superare lo stato ansioso dovuto all’imperativo moderno “produci”.
Occorre re-imparare a prendersi del tempo per se stessi, ma per farlo prima occorre sganciarsi dal senso di colpa indotto da anni di manipolazioni che associa il tuo essere al tuo fare, secondo l’equivalenza: “se faccio(produco) sono(valgo, sono importante)”.
Troppo spesso, riempiamo il tempo dedicato a noi con altre attività. Andiamo magari in palestra, al cinema, leggiamo o parliamo con amici.
Veniamo abituati fin da piccoli. Molti bambini hanno giornate così piene che “non hanno tempo per annoiarsi”!
Non è questa la strada. Devi impararare a non-fare. Quello che i taoisti chiamano wu wei.
Il Wu wei (無為, 无为) è un importante precetto del Taoismo che riguarda la consapevolezza del quando agire e del quando non agire. Wu può essere tradotto come non avere; wei con azione. Il significato letterale è quindi senza azione o meglio azione razionale. È parte fondamentale del paradosso wei wu wei (azione senza azione). Lo scopo del wu wei è il mantenimento di un perfetto equilibrio, o allineamento con il Tao, e quindi con la natura (fonte Wikipedia).
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04. lug, 2008 








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