Parole e Comprensione
“Sono d’accordo con te!”.
“Non è come dici tu!”.
Quante volte hai ripetuto queste frasi?
Quante volte ti sei trovato a concordare con le affermazioni di qualcuno o al contrario, prenderne le distanze e disapprovare quel punto di vista?
In entrambi in casi, partiamo da un presupposto errato: le parole hanno un significato comune a tutti.
L’essere umano può riconsocere solo quello che è dentro di se.
L’atto della compresione del significato si esplicita nel ricercare dentro la propria esperienza personale “qualcosa” che associamo o abbiamo imparato ad associare alle parole.
Al momento della nascita, il bambino non sa. Non sa cosa sia un frigorifero, una pelliccia, una palla, una donna, un uomo, un cane, le nuvole, il pensare, ecc.
Quando vede un oggetto non lo può ri-conoscere perchè ancora non lo conosce.
Per conoscerlo deve farne esperienza. L’esperienza dell’oggetto (e in generale della realtà esterna a noi) è possibile grazie a cinque “canali di input”: i sensi.
Grazie ai suoi sensi, il bambino fa entrare dentro di se, nella sua mente, l’oggetto in questione.
Lo tocca, lo annusa, lo assapora (per questo importantissimo lasciare che i bambini assaggino la realtà che li circondano), lo ascolta (lo lancia per terra), lo guarda.
Più sensi il bambino coinvolge nella sua esperienza, più l’idea che creerà, sarà ricca di particolari.
Ancora però, il suo apprendimento non è completato. Fino a che, non sarà in grado di richiamare questa esperienza a suo piacimento, ogni volta che si ritroverà difronte a quell’oggetto, sarà come la prima volta, quindi ne dovrà fare ancora esperienza, come se non lo avesse mai “incontrato”.
Ad un certo momento del suo sviluppo, il bambino impara a richiamare la sua esperienza (sensoriale) grazie all’associazione con uno stimolo: la parola.
La parola è diventato un contenitore, dentro al quale è inserita la sua esperienza con l’oggetto, che la parola rappresenta.
C’è quindi da una parte una convenzione condivisa in cui le parole rappresentano un certo oggetto, e dall’altra c’è la propria esperienza personale, il proprio significato attribuito alla stessa parola.
Per esempio, ora ti trovi a leggere questo articolo davanti ad un computer. Probabilmente sarai d’accordo con questa affermazione e potresti pensare che io abbia ragione.
In realtà non è così perchè, quando uso il termine “computer”, la mia esperienza con questo oggetto, ciò che io ho imparato ad associare a “computer”, è completamente diversa dalla tua.
Quindi, anche se pensi che io abbia ragione, tu non sai cosa significa per me computer, ma quello che tu associ a computer.
Tu non sei d’accordo come me, ma con te stesso.
Non ne sei convinto?
Immagina se ti avessi detto che stai leggendo questo articolo davanti ad un ombrello!
Perchè in questo caso non saresti d’accordo con me?
Perchè tu, al termine “ombrello” associ una esperienza che non è diversa da quella che associ a questo oggetto che hai difronte, e che ti permette di leggere queste parole.
Capisci? E’ solo quello che tu associ o non associ alle parole che ti fanno essere d’accordo o in disaccordo.
Se ti chiedessi di uscire e di andare alla ricerca della ribus-lilliflora, saresti in grado trovarla?
Probabilmente no, anzi ne sono sicuro.
Sai perchè?
Primo perchè non sai cosa sia, quindi, magari la incontri ma non la ri-conosceresti, perchè come un bambino, se non associ una parola alla tua esperienza, non sei in grado di richiamarla (non è categorizzata).
Secondo perchè non esiste nulla che si chiami ribus-lilliflora. Me lo sono inventanto!
Il linguaggio, che è la più alta espressione della nostra evoluzione, putroppo è anche il maggior responsabile delle nostre problematiche relazionali, con gli altri e con se stessi.
E’ evidente, che quando pensi di aver capito ciò che la persona ci sta dicendo, in realtà non è affatto così. Hai attribuito la tua esperienza alle parole espresse dal tuo interlocutore, quindi hai solo ricordato la tua esperienza.
Allo stesso modo quando affermi di non aver capito. In questo caso, non sei riuscito ad associare esperienze a ciò che hai ascoltato, che abbiano per te significato.
Se ti dicessi che “le forme castigliane, immesse all’interno di un involucro che, ispessendosi grazie all’azione congiunta di acqua e bicarbonato, si stagliano verso l’alto solo nel caso in cui, l’aspetto ludico della vita, venga espresso in prima istanza senza che però, che ci sia da parte del partecipante all’esperiemento, una richiesta formale di comprensione delle sue azioni”.
Hai capito?


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08. nov, 2007 








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