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	<title>LeVieDellaRicchezza &#187; decisioni</title>
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		<title>Una Decisione Che Cambia La Tua Vita [concorso a premi]</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 13:00:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questo articolo partecipa al concorso &#8220;Vinci un iPad con la tua Storia&#8220;, indetto da Piernicola De Maria di Piernicola.com.   Era il 1995. Già da tempo ero entrato nel mondo degli adulti, quello costituito da un lavoro che non amavo, da impegni che non lasciavano spazio alla mia vita privata, una esistenza le cui due principali emozioni [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.leviedellaricchezza.com/wp-content/uploads/2010/04/se-stessi-identità.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7876" title="se-stessi-identità" src="http://www.leviedellaricchezza.com/wp-content/uploads/2010/04/se-stessi-identità.jpg" alt="se-stessi-identità-cambiamento-change" width="500" height="375" /></a></p>
<p style="padding-left: 30px;">Questo articolo partecipa al concorso &#8220;<strong>Vinci un iPad con la tua Storia</strong>&#8220;, indetto da Piernicola De Maria di <a href="http://www.piernicola.com/" target="_blank">Piernicola.com</a>.</p>
<p style="padding-left: 30px;"> </p>
<p><strong>Era il 1995. Già da <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=246&amp;pp=13155" target="_blank">tempo</a> ero entrato nel mondo degli adulti</strong>, quello costituito da un lavoro che non amavo, da impegni che non lasciavano spazio alla mia vita privata, una esistenza le cui due principali emozioni erano paura, e rabbia. Ma di cosa poi? Al <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=246&amp;pp=13155" target="_blank">tempo</a> non solo non avevo risposta, ma non mi ero nemmeno mai posto la domanda. Quella era la mia vita, e il dubbio che potesse essere diversa, non aveva mai attraversato la mia mente.<span id="more-7865"></span></p>
<p><strong>I tentativi di trovare la mia strada, non erano mancati</strong>. Dopo il diploma tecnico, spiazzando tutti, mi iscrissi alla facoltà di Medicina e Chirurgia, dopo aver passato tutta l&#8217;estate del 1990, a studiare per colmare le lacune che, il mio percorso scolastico, mi aveva lasciato. L&#8217;esame di ammissione a cui parteciparono oltre 600 persone, permise solo a 150 di loro, di avviarsi alla radiosa carriera di medico. I miei sforzi furono ricompensati, con qualcosa che, solo successivamente, mostrò il suo vero volto; quello di un ambiente fatto di invidia, corsa al potere, ricerca del <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/__libri/_migliorare_se_stessi/_successo_abbondanza/?pn=336" target="_blank">successo</a> ad ogni costo. No, non era quello l&#8217;ambiente che desideravo frequentare, nel quale desideravo vivere e lavorare.  Abbandonai deluso, il percorso dopo tre anni: non compresi perché, ma capii che non era quella la mia strada.</p>
<p><strong>Iniziai a lavorare, cambiando un&#8217;attività dopo l&#8217;altra</strong>, passando per insegnante di arti marziali, ad autista di autobus, fino ad approdare a quello che mantenni per quasi 5 anni: gestore di un distributore di carburante. E&#8217; da qui che comincia la mia storia. Era il 1995, e completamente ignaro di questo, la mia vita sarebbe cambiata nell&#8217;arco di soli due anni.</p>
<p><strong>Se gettiamo uno sguardo al passato</strong>, siamo in grado di riconoscere alcuni momenti decisivi, che potremmo definire &#8220;di svolta&#8221;. Alcuni sono stati eventi eclatanti, vissuti anche come tali. Altri invece, sono stati a dir poco normali, quasi naturali; al momento, non hanno richiamato in alcun modo la nostra attenzione, passando così del tutto inosservati. Quello che sto per raccontarti, è esattamente uno di questi.</p>
<p><strong>Torniamo allora al 1995, anno in cui volli, contro le resistenze di mio padre, e mia madre</strong>, subentrare nella gestione di una stazione di rifornimento della mia città. Avevo 25 anni, e ancora i miei <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=134&amp;pp=13155" target="_blank">genitori</a>, non avevo abbandonato completamente l&#8217;idea, di una mia <em>fantomatica</em> carriera medica. Lavorai qualche mese gratuitamente, per apprendere l&#8217;impostazione di lavoro, quindi, dopo tante difficoltà, divenni formalmente &#8220;gestore di un distributore di benzina&#8221;. Furono soprattutto i dirigenti regionali della compagnia petrolifera, che mostrarono particolari resistenze, ad affidarmi la gestione. Più tardi, venni a sapere che questa loro reticenza, era stata motivata, dal mio aspetto, e dal mio atteggiamento, che non ispirava loro fiducia. Eppure andavo in giro con un custom (modello Harley Davidson) rosso fuoco, giacca di pelle, e capelli lunghi fino alla vita; come mai non ispiravo fiducia? <img src='http://www.leviedellaricchezza.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><strong>Nonostante questo loro dubbio, iniziarono per me due anni di impegno indeflesso</strong>. Sveglio alle 4 della mattina. Lavoro fino alle 12.30. Rientro alle 15.00, fino alle 19.30. Dal Lunedì al Sabato mattina. Una volta ogni 3 settimana, c&#8217;era il turno di apertura domenicale, per cui, lavoravo anche il Sabato pomeriggio, e tutta la Domenica. In questi anni, due erano i miei pensieri ricorrenti, a cui non so attribuire il momento in cui nacquero in me: 1. &#8220;Questo non sarà il lavoro di tutta la mia vita&#8221;, 2. &#8220;Chi me lo fa fare di alzarmi a quest&#8217;ora&#8221;. Il secondo, in particolare, era il primo pensiero che avevo tutte le mattine, appena sveglio. Non era il miglior modo per iniziare la giornata!</p>
<p><strong>Puoi allora immaginare come potesse essere la mia vita a quel <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=246&amp;pp=13155" target="_blank">tempo</a></strong>. L&#8217;enorme quantità di <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=63&amp;pp=13155" target="_blank">stress</a> che stavo accumulando, mi portarono alcune conseguenze indesiderate, come aumento di peso, consumo smodato di sigarette, e di alcool i fine settimana, uno stato di rabbia continua, che sfociava in un linguaggio violento e autoritario, e un dolore allo stomaco che si aggravò sensibilmente, e che mi costringeva, almeno una volta a settimana, a stendermi prono sul letto, attendendo quei 30/40 minuti, che si placasse. Se avessi continuato quel tipo di vita, sarei andato sicuramente incontro ad un tumore allo stomaco. Allora però, era per me, una cosa &#8220;normale&#8221;. E&#8217; incredibile, la capacità di rendere normale, qualcosa che ci nuoce gravemente.</p>
<p><strong>Fu solo nel 1997 che decisi di ritrovare un po&#8217; di forma fisica</strong>, ed iniziai la ricerca di qualche attività che mi soddisfacesse. Per dodici anni avevo praticato Karate, anche a livello agonistico, e le arti marziali erano sempre stato una mia passione. Cercai allora quelle palestre che ne proponessero qualcuna, ma diversa dal Karate; sentivo che oramai, quel <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=246&amp;pp=13155" target="_blank">tempo</a> era terminato, e non avevo il minimo desiderio di tornare sul <em>quadrato</em>. Il pellegrinaggio, iniziò con la Kickboxing, per passare poi alla Muhay Thai, al Jeet Kune Do (quella creata da Bruce Lee), all&#8217;Aikido. Tutte affascinanti, tutte divertenti, ma ancora non ero soddisfatto.</p>
<p><strong>E&#8217; qui allora, che inizia la prima serie di &#8220;coincidenze&#8221;</strong>. In quello stesso periodo, andai al cinema di un paese a qualche chilometro da dove abito. Era la seconda volta, in vita mia, che andavo li; non mi piaceva, non mi sentivo a mio agio, ma il film che desideravo vedere, era più importate. Solo dopo ho capito che non era il film, quello che mi spinse, quella sera, in quel cinema.</p>
<p><strong>Nella pausa fra il primo e il secondo <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=246&amp;pp=13155" target="_blank">tempo</a>, incontrai</strong>, dopo quatto anni, l&#8217;amico con cui, anni prima, avevamo iniziato l&#8217;esperienza di insegnamento di arti marziali. In realtà a quel <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=246&amp;pp=13155" target="_blank">tempo</a>, lui insegnava ginnastica, benché fosse cintura nera di Judo, mentre io insegnavo Karate. In quei pochi minuti di pausa, mi aggiornò sulla sua vita, e mi disse di aver aperto una palestra, dove di Ju Jitsu. &#8220;Ecco quello che mi piacerebbe fare&#8221;, pensai fra me e me. Ci salutammo con la promessa che sarei andato a trovarlo in palestra.</p>
<p><strong>Dopo una settimana, mi presentai alla porta dello Shodan Club</strong>, ed inizia la pratica di questa interessante arte marziale, per circa quattro anni. Ma la vera svolta avvenne un giorno, <em>casualmente</em>, mentre andavo alla mia solita lezione serale. Era un giorno come tutti gli altri, ma quello che accadde in quel momento, non aveva nulla si &#8220;normale&#8221;. Ma andiamo per gradi; torniamo indietro, al primo giorno che misi piede allo Shodan Club.</p>
<p><strong>Dopo la lezione di JuJitsu, io e Mauro, ci fermammo a <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=119&amp;pp=13155" target="_blank">fumare</a> una sigaretta</strong>, e con più calma dell&#8217;incontro al cinema, parlammo di quello che avevamo fatto in quei 4 anni di <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=246&amp;pp=13155" target="_blank">tempo</a>. Io raccontai la mia esperienza, mentre lui ricordò i sacrifici sostenuti, lavorando in una fonderia tutti i giorni, per avere i soldi per andare a studiare, e approfondire, le diverse arti marziali che praticava, ed per riuscire successivamente ad aprire la sua palestra.</p>
<p><strong>Poi mi parlò di uno </strong><em><strong>strano</strong></em><strong> personaggio</strong> che aveva incontrato in uno dei suoi tanti pellegrinaggi nelle palestre di tutta Italia. Disse di averlo invitato da lui, e che da qualche <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=246&amp;pp=13155" target="_blank">tempo</a>, queste occasione sporadiche, erano diventate un appuntamento fisso mensile. Mi raccontò di alcune cose che era in grado di fare, ma la mia attenzione di destò solo quando seppi che, in questi incontri, venivano insegnate anche tecniche di PNL. &#8220;Sai cosa è la PNL?&#8221; mi domandò. Ovviamente che sapevo cosa fosse. Da circa un anno, mi ero interessato a questa fantastica <em>disciplina</em>, frequentando a Terni, un corso di due giorni.</p>
<p><strong>&#8220;Perché allora non vieni. Domenica sarà qui&#8221;.</strong> Ero combattuto. Da una parte, il forte desiderio di approfondire ancora più la PNL, dall&#8217;altro, i vecchi condizionamenti, che mi impedivano di allontanarmi dal posto di lavoro. Quella settimana infatti, ero il mio turno domenicale, e il distributore sarebbe stato aperto tutto il giorno. Ci pensai per cinque giorni interi, e alla fine, ebbe la meglio il mio desiderio di crescere; ma non senza ripercussioni. Il senso di colpa, mi accompagnò per settimane. Per me era inconcepibile abbandonare il lavoro, per fare qualcosa per me stesso, qualcosa che desideravo, per soddisfare un mio desiderio.</p>
<p><strong>Quell&#8217;incontro purtroppo, non fu come me lo aspettassi</strong>. Non mi divertii affatto. Pensai anzi, di aver buttato via una mezza giornata. Si perché, non l&#8217;ho detto, ma non riuscii a rimanere per tutto il giorno. Mi concessi solo mezza giornata. Il pomeriggio, corsi rapidamente al lavoro.</p>
<p><strong>Non ripensai più a quella Domenica. Nella mi mente (razionale), non aveva più neppure un minimo spazio</strong>. Nulla era accaduto, tale da poter considerare particolare, quella giornata. Non mi ero divertito, non avevo appreso nulla di così interessante. C&#8217;era stato solo uno <em>strano</em> esercizio, che venne proposto con il nome &#8220;Gli Stargates&#8221;, e che solo in futuro scoprii essere la tecnica dei livelli (neuro)Logici di Dilts. Non mi piacque, non riuscii a farlo, camminavo ad occhi chiusi, attraversando questi immaginare <em>stargates</em>, che mi davano accesso agli ambienti, ai comportamenti, alle capacità, fino a giungere alla mia identità. Io non vidi nulla, non sentii nulla, ma feci tutto quello che mi veniva richiesto.</p>
<p><strong>Al termine, tutti i partecipanti raccontarono la loro fantastica esperienza</strong>, la luce che avevano visto, le sensazioni che avevano provato. Molti si commossero, mentre io li osservavo, pensando a quanto fossero pazzi, e quante balle stessero raccontando. Io lo avevo provato, e in realtà non c&#8217;era stato nulla di quello che andavano affermando. Erano stati condizionati a credere a tutto questo, oppure stavano mentendo spudoratamente.</p>
<p><strong>Così il <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=246&amp;pp=13155" target="_blank">tempo</a> continuò inesorabile, il suo scorrere</strong>. Passarono circa due mesi, durante i quali, la mia vita continuava ad avanzare, avvolta nella solita routine quotidiana. Sveglia alle 4.00. Lavoro fino alle 19.30, e tre volte a settimana, in palestra a fare JuJitsu. Una sera però, risultò essere totalmente diversa dalle altre, nonostante si presentò alla stessa maniera. Arrivai in palestra, come sempre, poco prima delle 20.00. Parcheggiai some sempre; presi mia borsa, come sempre; aprii la porta, come sempre, ed entrai: come sempre. Stavolta però, accadde un fatto diverso, che per molti anni, rimase per me un mistero.</p>
<p><strong>Chiudendo la porta, il mio sguardo cadde</strong> sull&#8217;unica brochuere, presente sull&#8217;unica panchina di quella piccola sala d&#8217;attesa. Lessi semplicemente queste parole &#8220;<strong>Corso di Qi Gong Terapeutico</strong>&#8220;, e il unico pensiero fu &#8220;Lo vado a fare&#8221;. In <strong>quello stesso istante, presi la <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=265&amp;pp=13155" target="_blank">decisione</a> che cambiò radicalmente la mia vita</strong>. Una <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=265&amp;pp=13155" target="_blank">decisione</a> cosciente, ma basata su premesse inconsce, di cui ero del tutto ignaro. Non mi era mai capitato di prendere una <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=265&amp;pp=13155" target="_blank">decisione</a> in quella maniera, e soprattutto con quella sensazione di <em>certezza</em>, che la contraddistingueva.</p>
<p>Non sapevo cosa fosse il Gi Gong Terapeutico; non sapevo chi lo tenesse; non sapevo dove fosse; non sapevo la durata, ne il costo. Sapevo solo una cosa: <strong>avrei assolutamente partecipato a quel corso<span style="font-weight: normal;"><strong>, e avrei fatto tutto il necessario per poterlo fare</strong>.</span></strong></p>
<p><strong>Questa è stata la <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=265&amp;pp=13155" target="_blank">decisione</a> che, ancora oggi</strong> nella mia mente, rappresenta un punto fondamentale di svolta; forse il più importante della mia vita. <strong>Da quel momento infatti, è iniziato il mio percorso di crescita personale</strong>, di lavoro su me stesso, sulle mie ferite emotive, i condizionamenti subiti, i bisogni carenziali insoddisfatti, le false immagini di me, per anni credute vere. Un viaggio che mi ha portato ad <em>attraccare</em> in vari porti, dai quali sono ripartito sempre più consapevole dei miei limiti, e delle mie potenzialità.</p>
<p><strong>Sono così diventato masso-fisioterapista</strong>, esperto in Reintegrazione Energetica Strutturale Integrata, consulente alimentare, insegnante di Taiji Quan e Qi Gong, Master Practitioner in PNL Umanistica Integrata, sperimentando su di me, quei cambiamenti profondi, che ho poi trasformato nel mio lavoro principale: consulente relazionale. Come ultimo gradino, ma solo per una questione cronologica, questo percorso evolutivo che ancora percorro, mi ha portato a sviluppare un progetto online; <a href="http://www.LeVieDellaRicchezza.com" target="_blank">LeVieDellaRicchezza.com</a>, un membershipBlog, dove sono riuscito a coniugare le altre mie due passioni che, fino a questo momento, non ero riuscito a far rientrare nella mia vita a pieno diritto: la scrittura, e la tecnologia.<strong> </strong></p>
<p><strong>Così oggi, faccio esattamente quello che amo fare</strong>: scrivo, suggerendo agli altri, strumenti per essere felici, superare le proprie resistenze interiori, contattare il proprio nucleo profondo, ascoltare la saggezza presente dentro noi stessi, quando siamo veramente noi stessi.</p>
<p>Ed ora cosa accadrà? Non lo so, ma con il <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=246&amp;pp=13155" target="_blank">tempo</a>, ho imparato <strong>tre cose fondamentali</strong>:</p>
<p style="padding-left: 30px;">1. Progettare il futuro, ma essere totalmente <em>aperto</em> a seguire i segnali che l&#8217;Universo, Dio, Mente Superiore, Inconscio Colletivo, o come preferisci chiamarlo, possa inviarmi (non sempre il &#8220;come&#8221;, è quello che crediamo noi).</p>
<p style="padding-left: 30px;">2. Agire, nonostante la presenza della paura (quando quello che voglio fare, mi da forza).</p>
<p style="padding-left: 30px;">3. Andare verso ciò che mi permette di esprimere me stesso, le mie potenzialità, e i miei talenti (realizzare quello che in psicologia umanistica è chiamato il &#8220;Progetto di vita&#8221;).</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Photo Credit <a title="Link to gustaf wallen's photostream" href="http://www.leviedellaricchezza.com/photos/gustaf-wallen/"><strong>gustaf wallen</strong></a></p>
<div id="st0000000001" class="st-taf"><script src="http://cdn.socialtwist.com/0000000001/script.js"></script><img style="border:0;margin:0;padding:0;" src="http://images.socialtwist.com/button-images/tafdropdn_blue16.png" onmouseout="hideHoverMap(this)" onmouseover="showHoverMap(this, '0000000001', 'http%3A%2F%2Fwww.leviedellaricchezza.com%2Funa-decisione-che-cambia-la-tua-vita-concorso-a-premi', 'Una+Decisione+Che+Cambia+La+Tua+Vita+%5Bconcorso+a+premi%5D')" onclick="cw(this, {id:'0000000001',link: 'http%3A%2F%2Fwww.leviedellaricchezza.com%2Funa-decisione-che-cambia-la-tua-vita-concorso-a-premi', title: '+Una+Decisione+Che+Cambia+La+Tua+Vita+%5Bconcorso+a+premi%5D+' })"/></div>

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		<title>Superman Ci Insegna La Vera Forza Dell&#8217;Essere Umano: Le Scelte Di Vita</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 08:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricchezza Emotiva]]></category>
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<p>Tutti conosciamo il supererore della Comics, Superman. Come sappiamo pure che, la più famosa trasposizione cinematografica la dobbiamo all&#8217;attore Christopher Reeve. Forse non tutti sanno però che Christopher si è trasformato da Superman a Super Man, e dal 1995 al 2004, anno della sua morte, ha <em>incarnato</em> le vere potenzialità dell&#8217;essere umano; quelle di trasformare la propria vita e se stessi grazie al connubio pensiero/azione.<span id="more-4071"></span></p>
<p>Spero che questo articolo faccia da motivazione a tutti coloro che, nonostante non si trovino nella situazione estrema di Christopher, pensino di non poter riuscire, di dover rinunciare, di essere vittima di chissà quale congiura, umana o divina.</p>
<p>Christopher ha dimostrato che è una questione di <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=265&amp;pp=13155" target="_blank">decisioni</a>, di scelte. Scegli di vivere felice, nonostante tutto, e questo è ciò che otterrai.</p>
<p><strong>Dopo l&#8217;incidente, &#8220;Superman&#8221; si è trovato a un bivio. E ha fatto la sua scelta.</strong></p>
<p>di Christopher Reeve</p>
<p>La mia esistenza è cambiata per sempre un giorno di maggio del 1995.</p>
<p>Partecipavo a un concorso ippico in Virginia quando il mio cavallo Buck decise di fermarsi di colpo davanti al terzo ostacolo. Immediatamente fui sparato di sella e volai oltre il suo collo. Avevo le mani impegnate dalle briglie, così non riuscii a liberare un braccio per ammortizzare la caduta , e arrivai a terra di testa, con tutto il mio metro e 90 di altezza e quasi 100 chili di peso. In pochi attimi, mi ritrovai paralizzato dal collo in giù, e boccheggiavo per respirare come uno che sta per annegare.</p>
<p>Mi svegliai cinque giorni più tardi nel reparto cure intensive dell&#8217;ospedale della University of Virginia. Il dottor John Jane, capo del reparto neuro chirurgia, mi disse che mi ero fratturato le prime due vertebre cervicali. Ero vivo per miracolo. Precisò inoltre, a me e mia moglie Dana, che probabilmente non sarei mai più riuscito a respirare di nuovo da solo. Ma il cranio era intatto e il tronco cerebrale, assai vicino alla frattura, sembrava non aver riportato danni. Il dottor Jane aggiunse che avrebbe cercato di ricollegare il cranio alla colonna vertebrale. Se l&#8217;intervento sarebbe riuscito, e se sarei sopravvissuto, non poteva dirlo con certezza.</p>
<p>Di colpo mi venne in mente che ormai ero solo un gran peso per tutti, che avevo rovinato non solo la mia vita, ma anche quella della mia famiglia.Perché non morire, pensai, e risparmiare un sacco di problemi a tutti? Le visite dei famigliari e amici erano una doccia scozzese per il mio spirito. Mi faceva un enorme piacere vedere gente che magari aveva fatto tanta strada per venire a trovarmi. Poi se ne andavano e io restavo a letto, a fissare la parte, a fissare il futuro senza riuscire a capacitarmi. Quando finivo per addormentarmi, sognavo di essere di nuovo sano, di far l&#8217;amore con Dana, di cavalcare e di recitare. Poi mi svegliavo e mi rendevo conto che non avrei più potuto fare niente di tutto ciò. Il mio <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=267&amp;pp=13155" target="_blank">corpo</a> serviva soltanto a occupare spazio.</p>
<p>Un giorno Dana entrò nella stanzae mi si avvicinò. Il respiratore artificiale mi impediva di parlare. Ma i nostri occhi si incontrarono e mimai con le labbra: &#8220;Meglio se mi lascio morire.&#8221; Dana scoppiò in lacrime. &#8220;Ascoltami bene&#8221; disse. &#8220;Io ti sosterrò in ogni caso, perché si tratta della tua vita e della tua <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=265&amp;pp=13155" target="_blank">decisione</a>. Ma sappi che ti rimarrò sempre accanto, quali che siano le difficoltà. &#8221; Poi aggiunse le parole che mi hanno salvato la vita. &#8220;Sei sempre tu. E io ti amo.</p>
<p>&#8220;Non posso lasciarmi andare&#8221;, pensai allora.&#8221;Non voglio morire. Una disgrazia come quella che mi è capitata non cambia un <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=124&amp;pp=13155" target="_blank">matrimonio</a>: fa scoprire di cosa è fatto veramente, rende più intenso il rapporto ma non lo trasforma&#8221;. Dana mi ha salvato mentre ero immobilizzato in ospedale. Ma non era la prima volta: lo aveva già fatto nel giugno 1987, quando ci siamo conosciuti. A quell&#8217;epoca avevo appena chiuso una lunga storia d&#8217;amore, ed ero deciso a starmene da solo e concentrarmi sul lavoro. Ero convinto sin da piccolo che in una <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=170&amp;pp=13155" target="_blank">relazione</a> ci siano solo rari momenti di felicità, e non volevo rischiare troppo, perché ero sicuro dell&#8217;inevitabile delusione.</p>
<p>Poi una sera mi ritrovai con alcuni amici in un locale dove cantava Dana Morosini. Entrò in scena con un abito che le lasciava scoperte le spalle, e cominciò a cantare The Music That Makes Me Dance. Vederla e innamorarmene fu tutt&#8217;uno. Dopo lo spettacolo, andai nel suo camerino e mi presentai. Ero un volto noto del grande schermo. Probabilmente, penserete, per un celebre attore non c&#8217;è niente di più facile che attaccare bottone con una donna. Ma quando le proposi di portarla con la mia auto alla festa dove ravamo stati invitati, lei mi rispose: &#8220;No, grazie. Ho la mia di auto.&#8221; Tutto quello che riuscii a dire fu: &#8220;Ah.&#8221; E intanto pensavo alla prossima mossa.</p>
<p>Il mio fu un corteggiamento vecchio stile. Conobbi i suoi <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=134&amp;pp=13155" target="_blank">genitori</a> e c&#8217;intendemmo subito. Dal canto suo, Dana si affezionò immediatamente ai miei due figli, Matthew e Alexandra. Ero felice. Nell&#8217;aprile del 1992 ci sposammo. Tre anni dopo l&#8217;incidente e le parole di Dana nella camera dell&#8217;ospedale. &#8220;Sei sempre tu&#8221;. Le sussurrai: &#8220;Questo va molto oltre la promessa di rimanere uniti che ci siamo fatta durante il <a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=124&amp;pp=13155" target="_blank">matrimonio</a>: &#8216;in salute e in malattia&#8217;&#8221;. &#8220;Lo so.&#8221; Rispose. Da quel momento seppi che sarebbe rimasta con me per sempre.</p>
<p>Più si avvicinava il giorno dell&#8217;operazione, più ero attanagliato dal terrore, sapendo che avevo solo il 50% di probabilità di sopravvivere. Giacevo immobile a letto, in preda a foschi pensieri. La mia più grande paura riguardava la respirazione. Non potevo inspirare senza l&#8217;apparecchio, e il tubo staccava spesso dal respiratore. E così mi ritrovavo alle tre del mattino col cuore in gola all&#8217;idea che potesse succedere il peggio. L&#8217;allarme scattava dopo due respiri mancati. E non restava che sperare che qualcuno intervenisse al più presto. Era una tremenda sensazione di impotenza.</p>
<p>Un giorno in cui ero particolarmente depresso entrò improvvisamente in camera un uomo tozzo vestito da chirurgo che parlava con accento russo. Disse che era il mio proctologo e che doveva visitarmi immediatamente. Lì per lì pensai di avere le traveggole da farmaci. E invece era lo scherzo di un vecchio amico e collega, Robin Williams. Per la prima volta dopo l&#8217;incidente <a href="http://www.leviedellaricchezza.com/la-risata-come-cura">scoppiai a ridere</a>. Anche mio figlio Will, tre anni, mi diede speranza. Un giorno, mentre giocava sul pavimento della camera, alzò di colpo la testa e disse: &#8220;Mamma, Papà non può muovere le braccia.&#8221; &#8220;Hai ragione&#8221; disse Dana. &#8220;Papà non può muovere le braccia.&#8221; &#8220;E non può nemmeno più correre.&#8221; &#8220;Esatto non più.&#8221; Will fece una pausa, si concentrò e poi disse allegramente: &#8220;Ma può ancora sorridere&#8221;.</p>
<p>Il 5 giugno fui operato. Fu un <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/__libri/_migliorare_se_stessi/_successo_abbondanza/?pn=336" target="_blank">successo</a>. Il dottore mi assicurò che sarei riuscito di nuovo a respirare da solo senza assistenza. Tre settimane più tardi fui trasferito al Kessler Institute, un centro di rieducazione del New Jersey. I momenti peggiori erano quelli in cui Bill Carroll, il terapista della respirazione, verificava la mia &#8220;capacità vitale&#8221;, misurava cioè la quantità d&#8217;aria che ero capace di muovere da solo. Purtroppo, c&#8217;era ben poco da misurare. Per poter fare a meno del respiratore, avrei dovuto disporre di una capacità vitale di circa 750 centimetri cubici di aria… e io riuscivo appena a far sollevare la lancetta al di sopra dello zero 1.</p>
<p>In quel periodo dovetti decidere se partecipare o meno alla cena che la Creative Coalition, formata da un gruppo di artisti, organizza ogni anno per raccogliere fondi. La data era fissata per il 16 ottobre, al Pierre Hotel di New York. Mi sentivo obbligato a partecipare, soprattutto perché Robin Williams sarebbe stato premiato per la sua attività di beneficenza. Pure, la prospettiva del viaggio mi preoccupava: sarebbe stata la mia prima apparizione in pubblico dopo l&#8217;incidente. E se fossi stato assalito da spasmi muscolari, come spesso mi accadeva? E se il respiratore si fosse staccato? Io e Dana ne discutemmo a lungo, concludendo che i vantaggi psicologici dello spostamento ripagavano ampiamente i rischi fisici. Feci spazzolare lo smoking, e il pomeriggio di quel 16 ottobre mi preparai all&#8217;avventura.</p>
<p>Dopo circa cinque mesi di &#8220;viaggi&#8221; sulla sedia a rotelle alla velocità di cinque chilometri orari, mi ritrovai allacciato sul sedile posteriore di un minibus che filava a 90 all&#8217;ora e sobbalzava su ogni dislivello della strada. Avevo il collo irrigidito dalla tensione ed ero scosso da spasmi. Quando arrivai all&#8217;albergo, fui trasportato d&#8217;urgenza in una camera dotata di letto da ospedale perché riposassi. Si era rivelata un&#8217;esperienza più impegnativa del previsto.Poi giunse il momento di consegnare il premio a Robin. Per una frazione di secondo, desiderai che il genio della lampada mi facesse sparire. Mentre mi spingevano sul palco, però, diedi un&#8217;occhiata alla sala e vidi, 700 persone in piedi che applaudivano. L&#8217;ovazione durò oltre cinque minuti. Dal quel momento in poi, la serata si trasformò in una festa dell&#8217;amicizia.</p>
<p>Più tardi, mentre attraversavamo il Lincoln Tunnel sulla via del ritorno, ero così emozionato che quasi non mi accorsi dei sobbalzi. Al centro Kessler, Dana stappò una bottiglia di buon vino e brindammo a questa tappa decisiva della mia nuova vita. Ce l&#8217;avevo fatta! <strong>Ero deciso: volevo riuscire a respirare da solo</strong>. Il 2 novembre Bill Carroll, due dottori e un fisioterapista portarono nella mia stanza un pirometro, staccarono il respiratore e mi chiesero di fare 10 inspirazioni. Sdraiato sulla schiena, mi sentivo soffocare, strabuzzavo gli occhi. A raggiungere i 50 centimetri cubici d&#8217;aria. Ma almeno ero riuscito a spostare la lancetta! Il giorno successivo continuai a ripetere a me stesso che sarei tornato a casa. Immaginavo i miei polmoni come un enorme mantice che potevo aprire e chiudere a piacimento, e quando arrivò il momento inspirai dieci volte, facendo registrare una media di 450 c.c.</p>
<p>Adesso si comincia a ragionare, pensai. Il giorno dopo raggiunsi i 560 c.c., e fui compensato da un&#8217;acclamazione. &#8220;Mai visto progressi simili!&#8221; disse Carroll. &#8220;Presto potrà fare a meno del respiratore.&#8221; In seguito dedicai ogni giorno a questi esercizi di respirazione. Dapprima raggiunsi i 7 minuti senza l&#8217;ausilio della macchina, poi 12, poi 15. E prima di lasciare il Centro Kessler toccai i 30 minuti, a prezzo di sforzi disumani, ma anche con una indicibile soddisfazione. Sono felice di aver deciso di vivere, e lo stesso vale per tutti quelli che mi sono vicini. Nel novembre 1995 tornai finalmente a casa, ero emozionantissimo; ritornare nel mio ambiente domestico aveva il poter di farmi sembrare tutto normale e quando fummo a tavola ciascuno di noi pronunciò poche parole per spiegare la ragione per la quale dovevamo essere grati. Mio figlio Will ne disse soltanto una: &#8220;Papà.&#8221;</p>
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<p>Articolo tratto da Reader&#8217;s Digest Selezione Del Maggio 1999, su segnalazione di <a href="http://wellness-finanziario-denaro.blogspot.com/" target="_blank">wellness finanziario</a></p>
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<p>Photo Credit <a href="http://www.flickr.com/photos/13725753@N08/3230445758/sizes/m/" target="_blank">rafaelandarilho</a></p>
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