Una Decisione Che Cambia La Tua Vita [concorso a premi]

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Questo articolo partecipa al concorso “Vinci un iPad con la tua Storia“, indetto da Piernicola De Maria di Piernicola.com.

 

Era il 1995. Già da tempo ero entrato nel mondo degli adulti, quello costituito da un lavoro che non amavo, da impegni che non lasciavano spazio alla mia vita privata, una esistenza le cui due principali emozioni erano paura, e rabbia. Ma di cosa poi? Al tempo non solo non avevo risposta, ma non mi ero nemmeno mai posto la domanda. Quella era la mia vita, e il dubbio che potesse essere diversa, non aveva mai attraversato la mia mente.

I tentativi di trovare la mia strada, non erano mancati. Dopo il diploma tecnico, spiazzando tutti, mi iscrissi alla facoltà di Medicina e Chirurgia, dopo aver passato tutta l’estate del 1990, a studiare per colmare le lacune che, il mio percorso scolastico, mi aveva lasciato. L’esame di ammissione a cui parteciparono oltre 600 persone, permise solo a 150 di loro, di avviarsi alla radiosa carriera di medico. I miei sforzi furono ricompensati, con qualcosa che, solo successivamente, mostrò il suo vero volto; quello di un ambiente fatto di invidia, corsa al potere, ricerca del successo ad ogni costo. No, non era quello l’ambiente che desideravo frequentare, nel quale desideravo vivere e lavorare.  Abbandonai deluso, il percorso dopo tre anni: non compresi perché, ma capii che non era quella la mia strada.

Iniziai a lavorare, cambiando un’attività dopo l’altra, passando per insegnante di arti marziali, ad autista di autobus, fino ad approdare a quello che mantenni per quasi 5 anni: gestore di un distributore di carburante. E’ da qui che comincia la mia storia. Era il 1995, e completamente ignaro di questo, la mia vita sarebbe cambiata nell’arco di soli due anni.

Se gettiamo uno sguardo al passato, siamo in grado di riconoscere alcuni momenti decisivi, che potremmo definire “di svolta”. Alcuni sono stati eventi eclatanti, vissuti anche come tali. Altri invece, sono stati a dir poco normali, quasi naturali; al momento, non hanno richiamato in alcun modo la nostra attenzione, passando così del tutto inosservati. Quello che sto per raccontarti, è esattamente uno di questi.

Torniamo allora al 1995, anno in cui volli, contro le resistenze di mio padre, e mia madre, subentrare nella gestione di una stazione di rifornimento della mia città. Avevo 25 anni, e ancora i miei genitori, non avevo abbandonato completamente l’idea, di una mia fantomatica carriera medica. Lavorai qualche mese gratuitamente, per apprendere l’impostazione di lavoro, quindi, dopo tante difficoltà, divenni formalmente “gestore di un distributore di benzina”. Furono soprattutto i dirigenti regionali della compagnia petrolifera, che mostrarono particolari resistenze, ad affidarmi la gestione. Più tardi, venni a sapere che questa loro reticenza, era stata motivata, dal mio aspetto, e dal mio atteggiamento, che non ispirava loro fiducia. Eppure andavo in giro con un custom (modello Harley Davidson) rosso fuoco, giacca di pelle, e capelli lunghi fino alla vita; come mai non ispiravo fiducia? :)

Nonostante questo loro dubbio, iniziarono per me due anni di impegno indeflesso. Sveglio alle 4 della mattina. Lavoro fino alle 12.30. Rientro alle 15.00, fino alle 19.30. Dal Lunedì al Sabato mattina. Una volta ogni 3 settimana, c’era il turno di apertura domenicale, per cui, lavoravo anche il Sabato pomeriggio, e tutta la Domenica. In questi anni, due erano i miei pensieri ricorrenti, a cui non so attribuire il momento in cui nacquero in me: 1. “Questo non sarà il lavoro di tutta la mia vita”, 2. “Chi me lo fa fare di alzarmi a quest’ora”. Il secondo, in particolare, era il primo pensiero che avevo tutte le mattine, appena sveglio. Non era il miglior modo per iniziare la giornata!

Puoi allora immaginare come potesse essere la mia vita a quel tempo. L’enorme quantità di stress che stavo accumulando, mi portarono alcune conseguenze indesiderate, come aumento di peso, consumo smodato di sigarette, e di alcool i fine settimana, uno stato di rabbia continua, che sfociava in un linguaggio violento e autoritario, e un dolore allo stomaco che si aggravò sensibilmente, e che mi costringeva, almeno una volta a settimana, a stendermi prono sul letto, attendendo quei 30/40 minuti, che si placasse. Se avessi continuato quel tipo di vita, sarei andato sicuramente incontro ad un tumore allo stomaco. Allora però, era per me, una cosa “normale”. E’ incredibile, la capacità di rendere normale, qualcosa che ci nuoce gravemente.

Fu solo nel 1997 che decisi di ritrovare un po’ di forma fisica, ed iniziai la ricerca di qualche attività che mi soddisfacesse. Per dodici anni avevo praticato Karate, anche a livello agonistico, e le arti marziali erano sempre stato una mia passione. Cercai allora quelle palestre che ne proponessero qualcuna, ma diversa dal Karate; sentivo che oramai, quel tempo era terminato, e non avevo il minimo desiderio di tornare sul quadrato. Il pellegrinaggio, iniziò con la Kickboxing, per passare poi alla Muhay Thai, al Jeet Kune Do (quella creata da Bruce Lee), all’Aikido. Tutte affascinanti, tutte divertenti, ma ancora non ero soddisfatto.

E’ qui allora, che inizia la prima serie di “coincidenze”. In quello stesso periodo, andai al cinema di un paese a qualche chilometro da dove abito. Era la seconda volta, in vita mia, che andavo li; non mi piaceva, non mi sentivo a mio agio, ma il film che desideravo vedere, era più importate. Solo dopo ho capito che non era il film, quello che mi spinse, quella sera, in quel cinema.

Nella pausa fra il primo e il secondo tempo, incontrai, dopo quatto anni, l’amico con cui, anni prima, avevamo iniziato l’esperienza di insegnamento di arti marziali. In realtà a quel tempo, lui insegnava ginnastica, benché fosse cintura nera di Judo, mentre io insegnavo Karate. In quei pochi minuti di pausa, mi aggiornò sulla sua vita, e mi disse di aver aperto una palestra, dove di Ju Jitsu. “Ecco quello che mi piacerebbe fare”, pensai fra me e me. Ci salutammo con la promessa che sarei andato a trovarlo in palestra.

Dopo una settimana, mi presentai alla porta dello Shodan Club, ed inizia la pratica di questa interessante arte marziale, per circa quattro anni. Ma la vera svolta avvenne un giorno, casualmente, mentre andavo alla mia solita lezione serale. Era un giorno come tutti gli altri, ma quello che accadde in quel momento, non aveva nulla si “normale”. Ma andiamo per gradi; torniamo indietro, al primo giorno che misi piede allo Shodan Club.

Dopo la lezione di JuJitsu, io e Mauro, ci fermammo a fumare una sigaretta, e con più calma dell’incontro al cinema, parlammo di quello che avevamo fatto in quei 4 anni di tempo. Io raccontai la mia esperienza, mentre lui ricordò i sacrifici sostenuti, lavorando in una fonderia tutti i giorni, per avere i soldi per andare a studiare, e approfondire, le diverse arti marziali che praticava, ed per riuscire successivamente ad aprire la sua palestra.

Poi mi parlò di uno strano personaggio che aveva incontrato in uno dei suoi tanti pellegrinaggi nelle palestre di tutta Italia. Disse di averlo invitato da lui, e che da qualche tempo, queste occasione sporadiche, erano diventate un appuntamento fisso mensile. Mi raccontò di alcune cose che era in grado di fare, ma la mia attenzione di destò solo quando seppi che, in questi incontri, venivano insegnate anche tecniche di PNL. “Sai cosa è la PNL?” mi domandò. Ovviamente che sapevo cosa fosse. Da circa un anno, mi ero interessato a questa fantastica disciplina, frequentando a Terni, un corso di due giorni.

“Perché allora non vieni. Domenica sarà qui”. Ero combattuto. Da una parte, il forte desiderio di approfondire ancora più la PNL, dall’altro, i vecchi condizionamenti, che mi impedivano di allontanarmi dal posto di lavoro. Quella settimana infatti, ero il mio turno domenicale, e il distributore sarebbe stato aperto tutto il giorno. Ci pensai per cinque giorni interi, e alla fine, ebbe la meglio il mio desiderio di crescere; ma non senza ripercussioni. Il senso di colpa, mi accompagnò per settimane. Per me era inconcepibile abbandonare il lavoro, per fare qualcosa per me stesso, qualcosa che desideravo, per soddisfare un mio desiderio.

Quell’incontro purtroppo, non fu come me lo aspettassi. Non mi divertii affatto. Pensai anzi, di aver buttato via una mezza giornata. Si perché, non l’ho detto, ma non riuscii a rimanere per tutto il giorno. Mi concessi solo mezza giornata. Il pomeriggio, corsi rapidamente al lavoro.

Non ripensai più a quella Domenica. Nella mi mente (razionale), non aveva più neppure un minimo spazio. Nulla era accaduto, tale da poter considerare particolare, quella giornata. Non mi ero divertito, non avevo appreso nulla di così interessante. C’era stato solo uno strano esercizio, che venne proposto con il nome “Gli Stargates”, e che solo in futuro scoprii essere la tecnica dei livelli (neuro)Logici di Dilts. Non mi piacque, non riuscii a farlo, camminavo ad occhi chiusi, attraversando questi immaginare stargates, che mi davano accesso agli ambienti, ai comportamenti, alle capacità, fino a giungere alla mia identità. Io non vidi nulla, non sentii nulla, ma feci tutto quello che mi veniva richiesto.

Al termine, tutti i partecipanti raccontarono la loro fantastica esperienza, la luce che avevano visto, le sensazioni che avevano provato. Molti si commossero, mentre io li osservavo, pensando a quanto fossero pazzi, e quante balle stessero raccontando. Io lo avevo provato, e in realtà non c’era stato nulla di quello che andavano affermando. Erano stati condizionati a credere a tutto questo, oppure stavano mentendo spudoratamente.

Così il tempo continuò inesorabile, il suo scorrere. Passarono circa due mesi, durante i quali, la mia vita continuava ad avanzare, avvolta nella solita routine quotidiana. Sveglia alle 4.00. Lavoro fino alle 19.30, e tre volte a settimana, in palestra a fare JuJitsu. Una sera però, risultò essere totalmente diversa dalle altre, nonostante si presentò alla stessa maniera. Arrivai in palestra, come sempre, poco prima delle 20.00. Parcheggiai some sempre; presi mia borsa, come sempre; aprii la porta, come sempre, ed entrai: come sempre. Stavolta però, accadde un fatto diverso, che per molti anni, rimase per me un mistero.

Chiudendo la porta, il mio sguardo cadde sull’unica brochuere, presente sull’unica panchina di quella piccola sala d’attesa. Lessi semplicemente queste parole “Corso di Qi Gong Terapeutico“, e il unico pensiero fu “Lo vado a fare”. In quello stesso istante, presi la decisione che cambiò radicalmente la mia vita. Una decisione cosciente, ma basata su premesse inconsce, di cui ero del tutto ignaro. Non mi era mai capitato di prendere una decisione in quella maniera, e soprattutto con quella sensazione di certezza, che la contraddistingueva.

Non sapevo cosa fosse il Gi Gong Terapeutico; non sapevo chi lo tenesse; non sapevo dove fosse; non sapevo la durata, ne il costo. Sapevo solo una cosa: avrei assolutamente partecipato a quel corso, e avrei fatto tutto il necessario per poterlo fare.

Questa è stata la decisione che, ancora oggi nella mia mente, rappresenta un punto fondamentale di svolta; forse il più importante della mia vita. Da quel momento infatti, è iniziato il mio percorso di crescita personale, di lavoro su me stesso, sulle mie ferite emotive, i condizionamenti subiti, i bisogni carenziali insoddisfatti, le false immagini di me, per anni credute vere. Un viaggio che mi ha portato ad attraccare in vari porti, dai quali sono ripartito sempre più consapevole dei miei limiti, e delle mie potenzialità.

Sono così diventato masso-fisioterapista, esperto in Reintegrazione Energetica Strutturale Integrata, consulente alimentare, insegnante di Taiji Quan e Qi Gong, Master Practitioner in PNL Umanistica Integrata, sperimentando su di me, quei cambiamenti profondi, che ho poi trasformato nel mio lavoro principale: consulente relazionale. Come ultimo gradino, ma solo per una questione cronologica, questo percorso evolutivo che ancora percorro, mi ha portato a sviluppare un progetto online; LeVieDellaRicchezza.com, un membershipBlog, dove sono riuscito a coniugare le altre mie due passioni che, fino a questo momento, non ero riuscito a far rientrare nella mia vita a pieno diritto: la scrittura, e la tecnologia.

Così oggi, faccio esattamente quello che amo fare: scrivo, suggerendo agli altri, strumenti per essere felici, superare le proprie resistenze interiori, contattare il proprio nucleo profondo, ascoltare la saggezza presente dentro noi stessi, quando siamo veramente noi stessi.

Ed ora cosa accadrà? Non lo so, ma con il tempo, ho imparato tre cose fondamentali:

1. Progettare il futuro, ma essere totalmente aperto a seguire i segnali che l’Universo, Dio, Mente Superiore, Inconscio Colletivo, o come preferisci chiamarlo, possa inviarmi (non sempre il “come”, è quello che crediamo noi).

2. Agire, nonostante la presenza della paura (quando quello che voglio fare, mi da forza).

3. Andare verso ciò che mi permette di esprimere me stesso, le mie potenzialità, e i miei talenti (realizzare quello che in psicologia umanistica è chiamato il “Progetto di vita”).




Photo Credit gustaf wallen

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